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Astronomia
a cura di Cristiano Tognetti

GIUGNO 2004

LA MONTATURA

In ogni telescopio la parte ottica è quella che decide le possibilità osservative dello strumento. Per telescopi ad elevate prestazioni il problema della rigidità e della stabilità della montatura diventa un problema di primaria importanza, perché si vuole sfruttare al massimo le prestazioni ottiche utilizzando sistemi di ottiche attive ed adattive, le quali risulterebbero inefficaci se la montatura dovesse flettersi sotto l'azione del proprio peso o dovesse avere delle vibrazioni. La montatura, quindi, ha il compito di mantenere le ottiche allineate e di puntarle in qualsiasi zona del cielo nella maniera più rigida e stabile possibile. Le montature dei telescopi di dividono in due grandi categorie: le montature equatoriali e le montature altazimutali.

La montatura equatoriale

La montatura equatoriale (figura 5) è quella più tradizionale ed ha equipaggiato tutti i grandi telescopi (sia professionali, sia amatoriali) costruiti fino a circa vent'anni fa. E' composta da due assi tra loro perpendicolari che si chiamano asse di declinazione ed asse polare (od orario): in questo tipo di montatura l'asse polare è mantenuto parallelo all'asse di rotazione terrestre, cosicché per inseguire un oggetto in cielo è possibile usare un unico movimento di rotazione con velocità angolare costante (movimento di ascensione retta).

Per mantenere l'asse del telescopio parallelo all'asse terrestre è necessario inclinare l'asse polare del telescopio di un angolo pari alla latitudine del sito di osservazione.


Il telescopio di Monte Wilson (USA)
Se per telescopi di piccole dimensioni ciò non crea particolari problemi di costruzione di montature adeguate, per telescopi di grandi dimensioni si ha il problema di dimensionare la struttura in modo che non si fletta sotto l'azione del proprio peso e che rimanga stabile, per cui la struttura deve essere notevolmente sovradimensionata con un inevitabile aumento dei costi

La montatura altazimutale

La montatura altazimutale (figura 6) è sempre composta da due assi tra loro perpendicolari, uno verticale (asse di azimut) ed uno orizzontale (asse di altezza), che permettono al telescopio il puntamento di una qualsiasi zona di cielo.

In questo caso per inseguire un oggetto nel cielo sono necessari due movimenti simultanei, che però non sono più rotazioni a velocità costante, ma hanno delle velocità che seguono delle leggi non lineari, per cui gli assi del telescopio devono essere pilotati da calcolatori che generano con estrema precisione tali leggi di movimento.

La montatura altazimutale ha il grande vantaggio di poter essere costruita in maniera più leggera rispetto alla montatura equatoriale (dato che non è più necessario costruire una struttura adeguata a reggere il telescopio inclinato di un angolo pari alla latitudine) ed, inoltre, il risparmio per le complessità meccaniche ottenuto passando da una montatura equatoriale ad una altazimutale è maggiore del costo dei computer che controllano i movimenti per il corretto inseguimento. Al giorno d'oggi per i telescopi di grandi dimensioni (ovvero strumenti che hanno un obiettivo con un diametro superiore ai 6 metri) si utilizza esclusivamente la montatura altazimutale, perché più economica e meno problematica tecnologicamente rispetto ad una montatura equatoriale che debba reggere le stesse ottiche.


Il telescopio BIA (CSI)

Si deve notare che l'utilizzo di una montatura altazimutale necessita dell'impiego di derotatori di campo: durante l'inseguimento di un oggetto del cielo il campo inquadrato ruota con una velocità dipendente dall'angolo di altezza, quindi il telescopio non deve essere solamente guidato su entrambi gli assi in maniera simultanea, ma deve anche ruotare lo strumento scientifico posizionato sul fuoco per ottenere una immagine che non sia mossa (questo problema non si ha con le montature equatoriali).

 


Centro Storico Genova
a cura di R&P Informatica
fotografie di Matteo Fontana
disegni di Enzo Marciante
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