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GIUGNO 2004
LA MONTATURA
In ogni telescopio la parte ottica è quella
che decide le possibilità osservative dello strumento. Per
telescopi ad elevate prestazioni il problema della rigidità
e della stabilità della montatura diventa un problema di primaria
importanza, perché si vuole sfruttare al massimo le prestazioni
ottiche utilizzando sistemi di ottiche attive ed adattive, le quali
risulterebbero inefficaci se la montatura dovesse flettersi sotto
l'azione del proprio peso o dovesse avere delle vibrazioni. La montatura,
quindi, ha il compito di mantenere le ottiche allineate e di puntarle
in qualsiasi zona del cielo nella maniera più rigida e stabile
possibile. Le montature dei telescopi di dividono in due grandi categorie:
le montature equatoriali e le montature altazimutali.
La montatura equatoriale
| La montatura equatoriale (figura 5) è
quella più tradizionale ed ha equipaggiato tutti i grandi
telescopi (sia professionali, sia amatoriali) costruiti fino a
circa vent'anni fa. E' composta da due assi tra loro perpendicolari
che si chiamano asse di declinazione ed asse polare (od orario):
in questo tipo di montatura l'asse polare è mantenuto parallelo
all'asse di rotazione terrestre, cosicché per inseguire
un oggetto in cielo è possibile usare un unico movimento
di rotazione con velocità angolare costante (movimento
di ascensione retta). |
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Per mantenere l'asse del telescopio parallelo all'asse
terrestre è necessario inclinare l'asse polare del telescopio
di un angolo pari alla latitudine del sito di osservazione.

Il telescopio di Monte Wilson (USA)
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Se per telescopi di piccole dimensioni ciò
non crea particolari problemi di costruzione di montature adeguate,
per telescopi di grandi dimensioni si ha il problema di dimensionare
la struttura in modo che non si fletta sotto l'azione del proprio
peso e che rimanga stabile, per cui la struttura deve essere notevolmente
sovradimensionata con un inevitabile aumento dei costi |
La montatura altazimutale
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La montatura altazimutale (figura 6) è
sempre composta da due assi tra loro perpendicolari, uno verticale
(asse di azimut) ed uno orizzontale (asse di altezza), che permettono
al telescopio il puntamento di una qualsiasi zona di cielo.
In questo caso per inseguire un oggetto nel
cielo sono necessari due movimenti simultanei, che però
non sono più rotazioni a velocità costante, ma
hanno delle velocità che seguono delle leggi non lineari,
per cui gli assi del telescopio devono essere pilotati da calcolatori
che generano con estrema precisione tali leggi di movimento.
La montatura altazimutale ha il
grande vantaggio di poter essere costruita in maniera più
leggera rispetto alla montatura equatoriale (dato che non è
più necessario costruire una struttura adeguata a reggere
il telescopio inclinato di un angolo pari alla latitudine) ed,
inoltre, il risparmio per le complessità meccaniche ottenuto
passando da una montatura equatoriale ad una altazimutale è
maggiore del costo dei computer che controllano i movimenti
per il corretto inseguimento. Al giorno d'oggi per i telescopi
di grandi dimensioni (ovvero strumenti che hanno un obiettivo
con un diametro superiore ai 6 metri) si utilizza esclusivamente
la montatura altazimutale, perché più economica
e meno problematica tecnologicamente rispetto ad una montatura
equatoriale che debba reggere le stesse ottiche.
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Il telescopio BIA (CSI)
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Si deve notare che l'utilizzo di
una montatura altazimutale necessita dell'impiego di derotatori
di campo: durante l'inseguimento di un oggetto del cielo il
campo inquadrato ruota con una velocità dipendente dall'angolo
di altezza, quindi il telescopio non deve essere solamente guidato
su entrambi gli assi in maniera simultanea, ma deve anche ruotare
lo strumento scientifico posizionato sul fuoco per ottenere
una immagine che non sia mossa (questo problema non si ha con
le montature equatoriali).
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