APRILE 2004
Distanze....astronomiche....
Parte II
Studiando le stelle di cui era nota la distanza,
gli astronomi hanno scoperto che esiste una relazione fra la luminosità
intrinseca di una stella e lo spettro che si ottiene scomponendo
la sua luce: in base a metodi statistici si può attribuire
la stessa luminosità intrinseca a tutte le stelle di un determinato
tipo spettrale. Usando questo criterio è stato possibile
stimare le distanze per qualche decina di migliaia di stelle. E'
evidente che le misure hanno un valore puramente statistico e quindi
la distanza di una singola stella potrebbe essere completamente
falsa per una serie di coincidenze sfortunate (per esempio per l'assorbimento
della luce dovuto alla polvere galattica), ma nel complesso i valori
si possono considerare attendibili con un errore che si può
stimare del 10%-20%.
Ma facciamo un passo indietro e introduciamo il
concetto di luminosità delle stelle, la cosiddetta magnitudine.
Si deve considerare che la luminosità degli oggetti celesti
come noi li vediamo in cielo (magnitudine apparente) dipende da
due fattori principali: la distanza della stella da noi e la sua
luminosità intrinseca (ovvero la quantità di energia
che la stella rilascia nello spazio e che dipende dalla sua massa).
Per eliminare l'effetto della distanza gli astronomi hanno introdotto
il concetto di magnitudine assoluta: se noi portassimo tutte le
stelle ad una distanza comune (10 parsec=32.6 anni luce), avremmo
una misura oggettiva della loro luminosità, non dipendente
dalla distanza.
Adesso introduciamo un po' di formule.
Detta m la magnitudine apparente, M la magnitudine assoluta e D
la distanza della stella in parsec, si può dire che:
M - m = 5 - 5 * Log(D)
da cui:
d = 3.26 * 10^((m-M+5)/5) [2]
con d espresso in anni luce (d = 3.26*D)
L'equazione [2] ci permetterebbe facilmente di calcolare
la distanza di una qualsiasi stella, se noi ne conoscessimo il valore
della magnitudine apparente (m) ed il valore della magnitudine assoluta
(M).
Noi siamo in grado di misurare senza troppa difficoltà
il valore della magnitudine apparente di una stella (basta misurare
la sua luminosità nel cielo), ma non possiamo misurarne la
magnitudine assoluta senza conoscere la sua distanza e, viceversa,
non possiamo calcolarne la distanza se non conosciamo la sua magnitudine
assoluto.
E' il classico discorso della coperta troppo corta. Possiamo coprici
i piedi (distanza), ma non la testa (magnitudine assoluta) o possiamo
coprirci la testa (magnitudine assoluta), ma non i piedi (distanza):
semplicemente non possiamo soddisfare entrambe le condizioni contemporaneamente.
Fortunatamente gli astronomi sono delle personcine
alquanto testarde ed hanno scoperto che in cielo esistono delle
stelle particolari che possono esserci di aiuto per misurare le
distanze nell'Universo: queste stelle sono le Cefeidi.
Le Cefeidi (si chiamano così perchè
il prototipo è la stella delta nella costellazione del Cefeo)
sono delle stelle variabili che si espandono e si contraggono ciclicamente
in cui la variazione della loro luminosità (e quindi della
magnitudine assoluta) è legata al periodo temporale della
variazione e tipicamente è compreso tra 3 ore e 7 giorni
(Figura sotto).
Queste stelle ci permetterebbero, quindi, di misurare
indirettamente il valore della magnitudine assoluta, ma quello che
ancora ci manca è la calibrazione di tale relazione: per
fare ciò è sufficiente misurare la distanza di una
Cefeide (meglio un campione di Cefeidi) usando il metodo della parallasse.
Una volta calibrata con il metodo della parallasse
la curva che mette in relazione magnitudine assoluta e periodo di
variazione di luminosità delle Cefeidi, si possono cercare
nello spazio delle altre stelle Cefeidi, misurarne la luminosità
ed il periodo in cui varia la luminosità e quindi ottenerne
la distanza.
Un altro vantaggio delle stelle Cefeidi è che queste stelle
sono delle stelle intrinsecamente molto luminose, perciò
è possibile scorgerle anche nelle galassie a noi più
vicine: et voilà, ipotizzando che tutte le stelle di una
galassia si trovino tutte alla stessa distanza da noi, possiamo
misurare anche la distanza delle galassie!
Per misurare la distanza delle galassie più
distanti si usano altri metodi indiretti come la misura della curva
di luce delle supernovae, mentre per quelle galassie in cui non
si possono neppure usare le supernovae si utilizza la legge di Hubble
(ma è necessario ipotizzare l'espansione dell'Universo).