La lanterna nell'800,
quando si entrava in Genova
da una stretta via
ricavata in San Benigno

 

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GENOVA 2004


 

Il Nome

Greci e Latini chiamarono Genua la città di Genova e Genoesi o Genoati gli abitanti.
Far derivare tale nome da Giano, il Dio Bifronte, sembra privo di fondamento.
Sotto il dominio dei Franchi il nome fu alterato in Jenua, secondo la pronuncia francese.
Janua par derivi da porta. Infatti, la città somiglia a una grande porta spalancata sul mare, che introduce nelle regioni piemontese e lombarda.


La Lanterna

Da sempre simbolo non solo del porto ma dell’intera città fu costruita nella forma che tutti conosciamo nel XV secolo, ma da molto prima dalla sommità di capo di Faro si segnalava alle navi in arrivo l’imboccatura dello scalo.

All’inizio si utilizzavano semplici fuochi che indicavano l’ingresso al porto, successivamente nel medioevo si unì alla funzione di segnalazione quello di fortificazione difensiva, avanzata isolata dalle mura cittadine: sia da quelle del XII secolo, le cosiddette mura del Barbarossa, sia dalla cinta trecentesca, che a ponente terminava alla porta di S. Tommaso. Soltanto con l’edificazione delle nuove mura seicentesche, la Lanterna venne raccordata alle strutture murate che cingevano l’abitato.

La fortezza della Lanterna venne più volte potenziata e ricostruita. Il più celebre di questi interventi fu l’edificazione della poderosa Briglia voluta all’inizio del cinquecento dal re di Francia Luigi XII per conquistare la città minacciandola con potenti batterie di artiglieria posizionate sugli spalti.

L’assedio della Briglia, presidiata da un’irriducibile guarnigione francese, fu uno dei momenti cruciali della fallita insurrezione popolare del 1506 che non riuscì ad impedire la caduta della città. Proprio in ricordo di questa mancata presa della fortezza, quando finalmente i genovesi riuscirono a cacciare i francesi, nel 1514, si affrettarono a demolirla.

Durante questi eventi, la Lanterna venne gravemente danneggiata e parzialmente demolita.

Solo dopo essere rimasta a lungo "mezza torre", come la definisce l’annalista Agostino Giustiniani nel 1535, venne finalmente ricostruita nel 1543 tornando a dominare la prospettiva del porto e della città e assumendo quell’aspetto che ci è familiare.

 

Un restauro costoso 

I vetri della lanterna venivano cambiati nel medioevo ogni cinquanta o sessanta anni e soltanto per quest’opera nel 1405 si era speso più della metà della dotazione annuale dei Padri del Comune, una sorta di soprintendenza ai beni pubblici e all’urbanistica del tempo.

In quell’occasione si erano usati 913 dischi di vetro provenienti da Altare e Masone per un peso di 188 rubbi (15 quintali ), e 1380 rubbi (110 quintali ) di piombo.

Insieme ai vetri, messi in opera lungo una parete di ferro circolare continua con montanti di ferro, furono sostituite anche le cinquantadue lampade che bruciavano il prezioso olio cosiddetto del Doge custodito nei fondi di Palazzo Ducale. Infine nelle ordinazioni di tale restauro figurano gli stoppini che venivano accesi con una candela di sego.

Allora sopra alla lanterna vi era un tetto di legno, appoggiato in modo da consentire il passaggio dell’aria per il tiraggio e, ogni sera, il torrexano, controllava che gli stoppini fossero della giusta misura per bruciare correttamente: né troppo velocemente, né troppo lentamente.

Miniatura di anonimo (1543)
Museo di Istanbul


Lo Stemma


Lo scudo crociato ci ricorda Costantino e i Crociati (Costantino vinse Massenzio nel segno della Croce: i Crociati vinsero gli infedeli portando sullo scudo la croce).
La corona ci ricorda che Genova fu la regina del mare: la "Dominante".
La statua di Giano fu posta sopra la corona, perché si credette che il nome Genova derivasse da lui. Tuttavia Genova – come Roma e altre città – dedicò spesso luoghi e solennità al dio italico bifronte.


Centro Storico Genova
a cura di R&P Informatica
fotografie di Matteo Fontana
disegni di Enzo Marciante
copyright © 1999
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