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Arte, cultura, storia, curiosità e shopping percorrendo i vicoli di Genova:


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LE FOTO DI GENOVA E IL G8


GENOVA 2004


 

La filastrocca, cantilenata, si recita mentre il bambino, sistemato sul seggiolino formato dagli avambracci degli adulti, viene fatto dondolare; con l'ultimo verso si fa saltare il bambino in aria.

Careghetta d'öu
ch'a peiza ciü che l'öu,
oü, argento
ch'a peiza ciü che o vento
vento, venton
caccia a l'âia o caragon!
Seggiolino d'oro
che pesa più dell'oro,
oro e argento
che pesa più del vento,
vento, venton
butta all'aria il seggiolon!

A l'é a rionda di cucculli
ché a mamà a l'ha rotto i tondi,
a l'ha rotti recammae,
çinque södi ghe son costae!
A l'é a rionda di cucculli,
i çetroin senza peigolli,
a borsetta recammâ
scignorìa, sciö spessiâ.
A l'é a rionda de Zenâ
che comensa Carlevâ
Carlevà o l'é zà passòu,
l'ommo do sacco o se l'ha piggiòu!

E' il girotondo delle frittelle
ché la mamma ha rotto i piatti
li ha rotti ricamati,
cinque soldi le son costati!
E' il girotondo delle frittelle
le arance senza picciuoli
la borsetta ricamata,
riverisco sor farmacista!
E' il girotondo di Gennaio
che da inizio al Carnevale.
Carnevale è già passato,
l'uomo del sacco se l'è pigliato!

I bambini, sorpresi all'aperto dalle prime gocce di pioggia, improvvisavano un girotondo cantando:

Cieuve bagneuve
e gallinn-e fan e euve
o gatto o se e mangia.
Faiemo 'na cabann-a
de ciongio, de bronzo
de ciumma de combo.
L'àngeo o pescava
a Madonna a se bagnava:
- Pe cöse ti te bagni?
- Pe fâ fermâ quest'aegua.
Aegua e vento
doman saiâ bon tempo:
e in casa do Segnô
ghe luxiâ ben ben o sô.

Piove, ripiove
le galline fanno le uova
e il gatto se le mangia.
Faremo una capanna
di piombo, di bronzo
di piuma di colombo.
L'angelo pescava
e la Madonna si bagnava:
- Perchè ti bagni?
- Per fermar quest'acqua.
Acqua e vento,
domani sarà bel tempo:
e in casa del signore
brillerà ben bene il sole.


La filastrocca è particolarmente legata al gioco della mosca cieca, detto o zeugo de l'orbetto.

Accompagnemmo l'orbetto in ciassa
pe accattâ de l'insalatta.
Insalatta no ghe n'é,
s'accatiëmo quello che gh'é.
Gh'é dell'üga moscatella
a trae palanche pe axinella:
mì palanche no ghe n'ho,
se spendiëmo quello che gh'ho.

Accompagnamo il ciechino in piazza
per comprare l'insalata,
Insalata non ce n'è,
ci compreremo di quel che c'è.
C'è dell'uva moscatella
a tre soldi all'acino:
io soldi non ne ho,
ci spenderemo quello che ho.


Questo gioco vedeva impegnate specialmente le bambine. Eseguito il tracciato con il gessetto si iniziava gettando un sassolino appiattito nella casella N. 1, lo si andava poi a raccogliere saltando su un solo piede - in gallissoppo - e in questa posizione si doveva completare il percorso senza toccare una sola riga. Ritornato il proprio turno, il sassolino da raggiungere si gettava nella casella N. 2 e così via.

Seguivano prove più difficili come quella di sistemare il sassolino sulla fronte e ripetere il percorso, guardando in alto, sempre evitando di toccare le righe. Eseguendo tale prova si diceva "pane" cui i compagni dovevano rispondere "salame" se tutto filava liscio; qualora una riga fosse stata calpestata, riecheggiava invece il grido di "prosciutto" e si doveva ricominciare da capo.


Tamburlìn
TamburlÌn,
s-ciüppa in man,
s-ciüppa Ìn tèra ...
viva la guèra!
Tamburino
Tamburino
scoppia in mano
scoppia in terra...
viva la guerra!

Due bambini procedono a passo di marcia, scandendo questa cantilena
e tenendosi con le braccia incrociate.


Rattin rattin cöse ti fae
in to mae giardin?
Pitto l'uga moscatella.
Dammene unn' axinella.
No tè ne veuggio dâ.
E mì te tìo o pestello.
E mì te tìo o morta.
E mì tè vegno a ciappâ!

Topolino topolino cosa fai
nel mio giardino?

Becco l'uva moscatella.
Dammene un acino.
Non tè ne voglio dare
E io ti tiro il pestello.
E io ti tiro il mortaio.
E io ti vengo ad acchiappare!

I bambini formano un cerchio tenendosi per mano. Il rattin sta in centro mentre un altro bambino ne è fuori. Proprio quest'ultimo inizia le domande e dopo l'ultima frase scatta a rincorrere il rattin. I ragazzi in cerchio favoriscono la fuga alzando le braccia a ponte, tenendole invece basse all'arrivo del "cacciatore" obbligato a fare lo stesso percorso.

Priette

Ûn fìggieu o l'ha accuggéito in riva a-o mâ
prïette colorae,
veddretti rotti,
legni, bruxae da-a sâ,
pe fâ, o dîva lë, unn-a çittae.

Ma o l'éa un angiëto
e allöa o l'ha faeto Zena.

E case, co-e prïette gianche e neigre;
creuze e montae, co-i tocchettin de mön;
e, co-i veddretti, i barcoin che o sö
o bruxa, in primma séia, in sciä collinn-a.

Vito E. Petrucci

Un bambino ha raccolto in riva al mare
pietruzze colorate,
pezzetti di vetro
pezzi di legno arsi dal sale,
per fare - diceva lui - una città.

Ma era un angioletto
e così ha fatto Genova.

Le case, con le pietruzze bianche e nere;
le viuzze e le salite coi pozzetti di mattone;
e coi pezzi di vetro le finestre che il sole
brucia, di prima sera, sulla collina
.

Anche in solitudine si possono trovare motivi di divertimento. Il mare è un compagno sempre disposto al gioco e la spiaggia offre innumerevoli giocattoli. E' pure terreno ideale per il gioco delle biglie. Si conoscevano numerose varianti ma più comunemente si praticava una piccola buca in cui ognuno doveva indirizzare con un colpo del pollice e dell'indice, - micellâ - la propria di vetro, ricavata magari da una bottiglia di gazosa, quando questa ancora sostituiva per chiusura le più recenti grette, di terracotta, di marmo, oppure d'acciaio, ottenuta dai cuscinetti a sfera. La buca era detta gariccio o göghin e mentre si colpiva la biglia si diceva göghin gogò, riusciti a raggiungere la fossetta si esclamava invece in cà. ghe l'ho.


Meno violento era il gioco delle grette o, prima della comparsa di queste, dei coperchi delle scatole di lucido da scarpe. Tracciata col gesso una pista tortuosa, si compivano con esse, giri d'Italia, tours di Francia e altro ancora a forza di micellate. Ognuno aveva per il proprio "bolide" trucchi speciali: ad esempio, lo si appesantiva con piccole quantità di cera, stucco o altro; si incollava infine all'interno l'immagine del corridore preferito.


Ton. ton ... gh'arîo, ghe sâto, ghe son"
"Ton, ton ... ci arrivo, ci salto, ci sono

è la frase detta durante il gioco scarega barì. Una delle due squadre di quattro o cinque ragazzi, sta "sotto" cioè curvi, ognuno con la testa contro la schiena del compagno che è davanti, il primo dei quali è appoggiato ad un muretto o ad un albero. Gli avversari ad uno ad uno, pronunciando la fatidica frase balzano in groppa agli altri. Non devono cadere ne toccare terra coi piedi, pena la sconfitta e l'andare al posto dei compagni... sottostanti.


Giochiamo a nascondino: a leua. Per stabilire chi deve andare "sotto" si fa o bagon (la conta).

Dïgo, pessïgo,
de Natte natïgo,
rïo, Rieu,
diféndite beu!
Gh'é 'na gallinn-a soppa
ch'a cöre zù pe-a ròcca.
Rocca, roccagna,
faxeu da semenagna,
lunxi lunxi t'hae d'andâ,
sott'a-o banco do spessiâ
Sott'a-o banco do spessiâ
gh'è 'no stronscio da mangiâ
mezo a ti mezo a mi
o ciù tanto o resta a ti.

Digo, pizzicotto,
di Natte nativo,
rivo, Rivarolo,
difenditi bue!
C'è una gallina zoppa
che corre giù per la rocca.
Rocca, roccagna
fagioli da seminare,
lungi lungi tu hai da andare,
sotto al banco dello speziale
Sotto al banco dello speziale
c'era un torsolo da mangiare,
mezzo a te mezzo a me
il più tanto resta a te!

Il resta a ti cade su uno dei bambini il quale poggia la faccia al muro nascondendola sul braccio ripiegato, in modo da non poter vedere i compagni mentre, per dar loro il tempo di nascondersi, cantilena:

Ascondêive ben ben
che o lô o l'è chì ch'o ven!
In sciâ ciassa da Nunziâ
gh'è unn-a prìa recammâ
recammâ co 'nna nisseua
chi gh'è drento e chi gh'è feua!

Nascondetevi bene
che il lupo è qui che viene!
Sulla piazza della Nunziata
c'è una pietra ricamata,
ricamata con una nocciola
chi è dentro e chi è fuori!

I bambini son tutti ben nascosti e gridano: all'eua! (pronti); ora può voltarsi e iniziare la ricerca, badando che nessuno dei nascosti riesca a sfuggirgli e correre a toccare la "mamma" per mettersi al sicuro.


Un gioco umile, passatempo dei bambini era la trottola, a ziardoa. Di legno, a forma conica, con in punta un perno d'acciaio, vi si avvolgeva attorno a terraninn-a, cioè una funicella, e poi veniva lanciata a frusta: la trottola iniziava così a girare vorticosamente per diversi minuti.

Naturalmente si effettuavano gare e il vincitore acquistava il diritto di "annullare l'avversario". Al grido di "Sc-ciappa legno e piggia faero!" scagliava la propria trottola sull'altra del compagno sconfitto, facendo in modo che il perno, agendo come un trapano, spaccasse il legno. Il perno dello sconfitto rappresentava l'ambito trofeo; per non correre simili rischi si poteva ricorrere a trottole di legno duro.

Ma altra distinzione veniva fatta a seconda della forma del perno e della conseguente dinamica della trottola. Si diceva ziardoa tronn-a quella che avendo perno aguzzo, girando vibrava producendo il rumore sordo di un trapano; la ziardoa minn-a era quella invece che, avendo un perno tondeggiante, girava con eleganza e dolcezza tanto da sembrare addirittura ferma. Quella più singolare era però la schitteballetti dal perno aguzzo ma infilato nel foro preventivamente "imbottito" di ... sterco di cavallo. Sembra che tale accorgimento garantisse un ruotare saltellante.

Al legno, ancora, si ricorreva largamente per la costruzione dei carretti, cui venivano applicati cuscinetti a sfera. A un posto, a due, addirittura a quattro, qualche volta, con freni più o meno rudimentali, parafanghi e trombe. Indispensabile una strada in discesa e una voce tonante per gridare il fatidico "pistaa! ".


Occorreva un particolare segmento di legno affusolato agli estremi che veniva posto in bilico su di un sasso. Si doveva colpirlo lievemente con un bastone apposito, nodoso e leggermente ricurvo, in maniera da sollevarlo in aria per poi colpirlo al volo con forza, in modo da mandarlo il più lontano possibile.


Tratto da:
FERRANDO I., I giochi a Genova, Sagep Editrice, Genova, 1969.
AA.VV., La Liguria dei nonni. Dialetto e tradizioni, Pirella Editore, Genova, 1977.

 


Centro Storico Genova
a cura di R&P Informatica
fotografie di Matteo Fontana
disegni di Enzo Marciante
copyright © 1999
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